Forchetta, coltello e un po’ d’ambientalismo!

Ambientalismo

Se si pensasse a quale sia la principale causa del riscaldamento globale, verrebbero in mente centrali elettriche, auto, treni ed aerei. L’ultima cosa a cui si penserebbe sarebbero mucche, maiali e polli. Invece è proprio il settore dell’allevamento che spicca come principale contribuente al problema, producendo 32.6 miliardi di tonnellate di CO2 all’anno, ossìa il 51% di tutte le emissioni di gas serra. I dati sono dibattuti, poiché ricerche diverse hanno criteri di analisi diversi, tuttavia l’allevamento è sempre sul podio insieme alla produzione di energia e al trasporto, che produce il 13% dei gas serra. È opportuno considerare però che le emissioni del settore agricolo aumentano molto più rapidamente di quanto non facciano le altre due, quindi mantenendo questo passo resterà poco su cui dibattere.
Ridurre il consumo di prodotti animali ha quindi un impatto ambientale pari se non superiore a quello di comprare un’ auto elettrica, o installare pannelli solari sul tetto, con la differenza che è facile ed immediato!

AmbientalismoEstinzione
L’umanità è responsabile della sesta estinzione di massa. Questo triste risultato ha radici profonde nell’altissima e crescente domanda di prodotti animali. Queste sono alcune delle cause ad essa legate:
Deforestazione
Contrariamente a quella che è la percezione comune, la prima causa del disboscamento nella Foresta Amazzonica non è la vendita della legna, ma la necessità di pascoli e di campi per crescere i mangimi per gli animali. L’allevamento è responsabile del 91% della distruzione della Foresta Amazzonica.
Desertificazione
Un terzo del pianeta è desertificato. Il problema peggiora e la principale causa è l’incredibile quantità di bestiame necessario a soddisfare la domanda di carne, latte, pelle, lana etc. Gli animali, confinati nei recinti non possono che pascolare sempre sullo stesso terreno, fino ad inaridirlo. Il bestiame occupa il 30% della terra emersa. La maggior parte dello spazio è occupato dai pascoli, ma sono inclusi i campi destinati al mangime, che rappresentano il 33% di tutta la terra coltivabile. Se pensate che questo sia un male necessario per avere una quantità sufficiente di proteine, basta considerare che a parità di terreno si ottiene fino a dieci volte la quantità di proteine con le piante anziché con gli animali!

Pesca
La pesca ai nostri tempi è caratterizzata da tecnologie che permettono di catturare enormi volumi di pesci con sforzi relativamente piccoli. Continuare a pescare come ora lascerebbe il mare privo di pesci entro il 2050, ma riducendo i consumi subito possiamo ancora evitarlo. Per comprendere come questo sia possibile, pensate che per ogni kg di pesce catturato, fino a 5 kg di specie marine indesiderate sono catturate e rigettate in mare morte o morenti.
Rifiuti
Oggi gli animali da allevamento sono così tanti che i riufiuti prodotti sono troppi per essere assorbiti dal terreno. La maggior parte viene quindi scaricata in mare, in quantità tali da creare “zone morte”, ossìa aree di oceano prive di vita che si estendono per centinaia di km quadrati.
Abbattimento di animali selvatici per la protezione del bestiame
Spesso quando gli animali selvatici diventano una minaccia per l’allevamento, vengono uccisi. Esistono veri e propri programmi di protezione che consentono agli allevatori di difendere la loro proprietà. In America può capitare di uccidere interi branchi di lupi, mentre in Scozia un terzo degli allevatori di salmoni ha sparato ad una foca negli ultimi due anni.

E lo spreco di cibo e acqua? Ne parleremo più avanti…

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