Alta pasticceria: la torta del tempo

Sto cercando motivi musicali, ma non mi vengono in mente che pasticci, tartufi e cose simili” è quello che scrisse Giovacchino Antonio Rossini ad alcuni amici mentre componeva il suo Stabat Mater.
Sarà l’ora in cui sto scrivendo questo post, saranno gli esempi che mi sono venuti in mente per parlare del tempo musicale, sarà la ricerca delle foto da allegare alla pubblicazione ma mi si perdoni se sarò causa di un piccolo strappo calorico alle vostre diete ferree pre-prova costume (mare e saggio!).
Premesso ciò, entriamo subito in argomento.
Con la parola tempo in musica si possono intendere diverse cose: spesso la si usa per indicare l’andamento di un brano (Presto, Allegro, Andante, Largo) o come sinonimo dei movimenti di una battuta (tempo forte e tempo debole).
Nella sua accezione teoricamente più inerente a un schema metrico-ritmico, il tempo è quella frazione numerica posta in genere all’inizio di un brano che indica il valore contenuto in ogni battuta.
Provo a darvi una definizione semplice di frazione.
Prendiamo una torta Millefoglie farcita di crema Chantilly alla nocciola con mirtilli e fragoline di bosco: se la dividessimo in 4 parti uguali, l’insieme della torta verrebbe indicato dalla frazione 4/4 (che, semplificata, darebbe l’intero).
Se per gola ne mangiassimo 2 fette, avremmo lasciato per dopo i 2/4 della torta, cioè 2 (numero in alto detto numeratore) delle 4 fette (numero in basso detto denominatore). Proprio dalla divisione dell’intero in ‘fette’ più o meno piccole otteniamo i valori dati alle figure musicali e alle relative pause: semibreve (un intero), minima (1/2), semiminima (1/4), croma (1/8), semicroma (1/16), biscroma (1/32) e semibiscroma (1/64). Le figure musicali e la pause ci permettono di misurare la durata di ogni nota, articolandola così in un contesto matematico preciso come quello dettato dal tempo.
Importante è sottolineare che il denominatore della frazione che esprime il tempo sarà sempre e solo il valore di una figura musicale. Per intenderci, non avremo mai una composizione in 4/9 o in 3/15 ma potremmo avere un brano in 9/16 o in 15/32.
Così potremmo, per esempio, scegliere di scrivere un brano in 3 fette (3/4), uno in 4 mezze fette (4/8), uno in 5 fette (5/4) e così via fino a sazietà.
Tutte queste fette saranno organizzate sul pentagramma (l’insieme di 5 righi e 4 spazi sul quale si scrive la musica) in modo regolare. Nel caso del 3/4 per esempio, ogni 3 fette di torta avrò una battuta o misura, cioè una porzione di pentagramma delimitata da due stanghette nella quale sarà contenuto il valore numerico espresso dal tempo.

Ricapitoliamo:

  • il tempo è una frazione numerica posta in genere all’inizio di un brano che indica il valore contenuto in ogni battuta. Questo valore è definito unità di misura (le 3 fette di torta nel caso del 3/4);
  • il denominatore è sempre il valore di una figura musicale. Questa, presa come unità, rappresenta l’unità di movimento (il valore cioè di una singola fetta);
  • altro elemento essenziale del tempo è l’unità di suddivisione ma di questa parleremo abbondantemente nel prossimo post dove tratterò di tempi semplici e tempi composti.

Buon dessert a tutti.

p.s.
nella foto, un 7/4 circa 😛

luca longobardi


Pianista e compositore, Luca Longobardi avvicina al linguaggio classico una spiccata apertura verso lo sperimentalismo elettronico, delineando uno stile personale chiaro e distinguibile, molto apprezzato sia in Italia che all’estero. Scrive prevalentemente per il balletto contemporaneo, il teatro e installazioni multimediali.

www.luca-longobardi.com www.facebook.com/LucaLongobardiFP

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