Quel giorno mi dimenticai le scarpette da punta…

Oggi voglio raccontarvi un piccolo aneddoto della mia gioventù da ballerina a cui tengo particolarmente perché, ancora oggi, per me rappresenta un grande insegnamento e vorrei prenderlo come esempio per precisare delle cose che, ad alcuni, potrebbero sembrare banali.

scarpette

Quel giorno, stranamente, mi presentai a lezione senza le scarpette da punta, le avevo dimenticate a casa. Il maestro mi chiese come mai non le avessi ed io risposi la verità: mi ero dimenticata.
Lui senza arrabbiarsi troppo, ma con severità, mi disse: “Bene, fai pure la lezione perché non devi perderla, ma io non ti guarderò per tutto il tempo”, e così fu.
Generalmente ero sempre molto seguita dal maestro, non mi mollava un attimo durante le lezioni, mi correggeva in continuazione, a volte fino allo sfinimento. Io ero felice di questo perché capivo che vedeva qualcosa in me, che ci teneva, e quindi rispondevo bene a tutto ciò. Per me quella lezione fu un grandissimo insegnamento. 

Proprio per questo vorrei aprire una piccola parentesi.

Non voglio generalizzare, ma oggi i ragazzi vivono in modo negativo la correzione: più vengono corretti e più sembra che gli si stia facendo un torto invece di capire che se così non fosse, sarebbe inutile. Di fatti, più il maestro ti guarda, ti sta addosso, ti corregge e più vuol dire che vede un qualcosa e che quindi ne vale la pena. Credo, inoltre, che i giovani sottovalutino il fatto che un insegnante di danza non insegna solo i passi ma è un insegnante di vita a 360° e che un allievo non deve essere formato solo tecnicamente, ma bisogna contribuire anche alla formazione del carattere, alla crescita e allo sviluppo di questa, insegnare a saper affrontare le paure per poi imparare ad essere sempre pronti, disciplinati, educati, precisi e consapevoli dei propri pregi e dei propri limiti.

La puntigliosità, la severità e la continua ricerca della perfezione possono risultare scomodi ma, come ho appena raccontato nell’aneddoto delle scarpette da punta, io stessa ho avuto degli insegnamenti molto rigidi grazie ai quali però sono migliorata molto. Ballare a certi livelli richiede sacrificio, disciplina e costanza. Deve esistere solo quello, altrimenti è difficile raggiungere i risultati sperati, anche se si è talentuosi.

Al giorno d’oggi c’è molta improvvisazione, ma senza le basi non si può andare molto lontano… e non mi riferisco solo a quelle tecniche!


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5 thoughts on “Quel giorno mi dimenticai le scarpette da punta…

  1. Nn sono d’accordo su tutto..proprio perche’ anche insegnanti di vita, devono anche dimostrare la loro stima verso l’allievo con anche una semplice pacca nella spalla o con un “bravo” e nn solo con il stargli addosso con gli allenamenti.. Devono tenere sempre presente che si tratta di persone piu o meno sensibili…E basta con il giustificare che x avere successo bisogna x forza sottostare a questo…e’ una passione o la naja??? E che diamine!!

    1. Cara Marcella non sono un’insegnante di danza né una ballerina. Ho studiato danza per 17 anni ma poi il mio fisico non mi ha accompagnato in questa passione. Contrariamente a te io sono pienamente d’accordo con quanto dice la maestra Celentano. La danza è sacrificio e impegno costante, e un buon insegnante è quello che ti sta sempre addosso. È quello che punta i tuoi “limiti” e investe tutto il suo lavoro per farteli superare, ove possibile. Se vuoi ballare a certi livelli soprattutto nella danza classica è questa la regola, poi io ho visto tante volte la maestra Celentano guardare ammirevole alcuni suoi alunni meritevoli, il suo sguardo in quel caso vale più di una pacca sulla stalla . Se la passione per la danza è vera si ama il proprio sacrificio. Per restare ad Amici posso portati tanti esempi, ma uno su tutti è il più significativo: Ambeta.

  2. Buongiorno signora Marcella concordo con lei se l attività , in questo caso la danza, è fatta a livello amatoriale……ma se lo si vuole fare a livello accademico e/o professionale ha ragione la sig.ra Celentano e anche a questi livelli stia tranquilla che quando le allieve/i se lo meritano arrivano anche i brava/o.

  3. Quando racconta la maestra Celebrano è giusto. Anche a me dicevano che se un insegnante ti sta addosso vuol dire che ci tiene. Però mi permetto di chiedere l età a cui ci si riferisce. credo che questo ragionamento possa andare bene con ragazzini dalle medie in avanti. Con i bambini invece occorre essere morbidi e più positivi , mettere in luce le cose ben fatte. Occorre saper leggere l emotività di ognuno.

    1. Convengo con lei Maestra Celentano.
      E mi trova d’accordo doppiamente quando asserisce che non si può dire più nulla a nessuno perché tutti si offendono. Mi riferisco alla “brutale” verità della ragazza in “sovrappeso” lei non usò parole tipo “obesa” o “cicciona” fu chiaro il suo ragionamento legato alla danza classica e alla sua necessaria “fisicità”
      Nella accademia frequentata da mia figlia (un mondo sulle punte di Angela Chiesa) la ricordiamo tutti come una insegnante piacevole e un essere umano affabile e disponibile.
      Buon lavoro a lei

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